Bacetto, mammina!

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Bacetto, mammina!Stavo preparando un esame tostissimo e non ne potevo veramente più. Studiavo giorno e notte senza mai concedermi pause e anche i miei coglioni stavano cominciando a risentirne. Abituati ad essere svuotati almeno una volta al giorno, ma spesso anche due o tre, soffrivano per la prolungata astinenza cui li avevo obbligati a causa di quel maledetto esame di chimica organica. Era pomeriggio tardi e non avevo mai sollevato la testa dai libri, quando mi venne voglia di fumare una sigaretta. Non avevo da accendere e andai in cucina per cercare dei fiammiferi. Attraversando il corridoio passai accanto a mia madre che, inginocchiata su un piccolo sgabello, stava frugando all’interno di una grossa cassapanca alla ricerca di chissà cosa. Era tutto il pomeriggio che ce l’avevo duro e nel vederla così, con la testa e le braccia infilate nel baule e il suo bel culo rotondo proteso verso l’alto, non potei trattenermi dal darle una palpata. Alberto! Sei impazzito?Che c’è mamma?Come, che c’è? Mi hai appena palpato il culo! Ti sembra il modo di trattare tua madre?Scusa, mamma, non pensavo di offenderti.Che c’entra, non mi sono offesa, però non si fa.Lei, però, non aveva minimamente cambiato posizione, continuando a tenere il culo sempre ben proteso verso l’alto, a portata delle mie mani. Il fatto è che hai un culo così bello che mi è venuta voglia di toccartelo, davvero. Cosa dici, sciocchino! Sono vecchia e poi sono tua madre. Sei tutt’altro che vecchia e ti assicuro che tante mie coetanee t’invidierebbero. Ti ringrazio, caro, però resto tua madre. E che male c’è se ti do una toccata. E, così dicendo, mi piazzai dietro di lei e appoggiai nuovamente le mani sulle sue belle chiappone sode. Cosa c’è, caro, perché fai così? Forse stai studiando troppo e sei nervoso. Dovresti distrarti un po’. Non ce l’hai una ragazza con cui sfogarti? No, mamma, non ce l’ho una ragazza, non ho tempo per cercarla. Mentre parlavamo avevo preso ad accarezzarle le chiappe e sotto la leggera stoffa del grembiulino da casa che indossava potevo sentire la fermezza delle sue carni. Non dovrei permetterti di fare così, lo sai. Lo so, mammina.Però non si spostava e non mi mandava via. Allora, senza neppure sapere io cosa stessi facendo, le sollevai il grembiule sulla schiena. Ristetti qualche secondo in attesa della sua reazione, che non venne; allora appoggiai le mani, tremanti e sudate, sulle carni nude. Indossava mutandine di pizzo nero che ben le fasciavano quelle forme tonde e piene. La sua pelle era morbida, liscia e calda. Quando le abbassai le mutandine fino a metà coscia e le misi a nudo il culo, tentò una timida reazione. Alberto, cosa stai facendo! Ti sei impazzito? Tiramele su, da bravo. Lasciati guardare, mammina, è da tanto tempo che desidero ammirare il tuo culo. Tu non hai idea di quante seghe mi sono sparato pensando a te, al tuo culo, ai tuoi fianchi, alle tue poppe, ai tuoi deliziosi piedini! Tu non sai quante sborrate ho fatto dentro la tua biancheria sporca! Non immagini quanto ho sofferto quando ti sentivo scopare con mio padre nella stanza accanto alla mia. Povero caro! Sapevo di piacerti, ma non pensavo che tu soffrissi tanto! Guardami, se ti fa piacere, guardami pure, guardami quanto vuoi! Posso darti anche qualche bacetto? Dove, scusa? Sul culo, naturalmente. Tu sei pazzo. Se vuoi guardare e toccare, puoi farlo, ma nient’altro. Ti prego, mammina, fatti dare qualche bacetto. Ho tanta voglia e mi fanno perfino male le palle. Oh, povero caro, se è così te lo permetto. Solo qualche bacetto, però, me lo prometti. Si, mamma, te lo prometto. Posso tirarmi tuzla escort un raspone mentre ti do i bacetti sul culo? Ho tanto bisogno di scaricarmi. Ma certo, piccolo, puoi tirati tutti i rasponi che vuoi se ti fa sentire meglio. Anzi, sai cosa facciamo? Adesso mi dai bacetti sul culo e poi, se vuoi, il raspone te lo tira mamma. Oh, si, mi piacerebbe tanto!Così, dopo essermi sistemato in ginocchio dietro di lei, avvicinai la bocca alle sue belle chiappone e cominciai a coprirgliele di baci. Inutile dire che non ero mai stato così arrapato in vita mia e che ben presto dai baci passai alle leccate. Quando tutto il suo culo fu coperto dalla mia saliva non potei fare a meno di divaricarle le gambe per poter ammirare anche il suo buchetto. Era piccolo, rosato, perfetto, senza ombra di peluria. Le sfilai del tutto le mutandine e le dissi di divaricare meglio le gambe. Ubbidì prontamente, protendendo ulteriormente il culo verso l’alto in modo da offrirmelo meglio Cosa vuoi farmi, maialino?La sua voce, leggermente roca, mi fece impazzire di desiderio; invece di risponderle infilai il viso tra le sue chiappe divaricate e mi diedi a leccare come un forsennato. Dopo avere leccato il solco e la parte interna delle due mezze mele carnose appoggiai la punta della lingua al buchetto. Avevi promesso che mi avresti dato solo qualche bacetto- protestò debolmente lei.Per tutta risposta le lappai a lungo il buco del culo che, a poco a poco, prese a dischiudersi come un fiorellino aiutato anche dalle spinte ritmate di mia madre. Lo sai che sei proprio un bel porcello a leccarmi così il buchetto del culo? Sei bravo, però, mi stai facendo godere.Senza interrompere le laccate mi slacciai i pantaloni e abbassai le mutande, liberando la mazza dura da scoppiare. Lei se ne accorse. Cosa stai facendo? L’hai tirato fuori? Non vorrai mica mettermelo nel culo?Coi calzoni e le mutande calati alle caviglie mi rialzai in piedi e le montai sopra. A quel punto lei cercò di rialzarsi dallo sgabello ma io la tenni bloccata puntandole le mani sulla schiena. Alberto, non fare il cretino! Non ci provare o lo dico a tuo padre!Tenendola sempre bloccata mi feci più sotto e puntai la cappella contro la sua apertura posteriore. Non farlo, Alberto, te ne prego. Non puoi inculare tua madre. Non puoi!!Cercava di divincolarsi ma io ero molto più forte e la tenevo ben ferma. Incurante delle sue urla le montai in groppa, piazzai ben bene la cappella e cominciai a spingere. Mio padre doveva praticare parecchio quell’apertura perché entrai senza difficoltà fino ai coglioni e cominciai a pomparla come un forsennato. Per affondare meglio nei suoi sfinteri caldi e morbidi che mi avviluppavano il cazzo come un guanto di seta, salii in piedi sullo sgabello e mi sdraiai sulla sua schiena. Ora la stavo inculando davvero bene e a poco a poco lei smise di protestare; anzi, mi agevolò nei movimenti disponendosi nella posizione migliore per permettermi di affondare il meglio possibile nel suo culo. Ero in astinenza da troppo tempo e durai poco. Riuscii a trattenermi per due o tre volte ma quando capii che non ce la facevo più glielo annunciai. Mamma, sto per sborrare. Sborra, piccolo bastardo, sborra. A questo punto cerca di farti una bella goduta e svuotati più che puoi. Ti posso sborrare in faccia? Non vuoi sborrare nel culo? Mi piacerebbe di più sporcarti il viso. Allora sporcamelo; dai, sporcamelo tutto con la tua sborra.Mi sfilai velocemente dal culo e la feci girare verso di me appena in tempo. Il cazzo aveva già cominciato a colare e sentivo le spinte partire dalla regione pelvica. Con la testa tuzla escort bayan della mazza ad una ventina di centimetri dal suo bel viso, che aveva assunto un’espressione da porca che non credevo possibile in mia madre, le scaricai addosso la più grossa sborrata della mia vita. Schizzi violenti e spessi di crema calda e vischiosa le colpirono il viso come schiaffi facendola annaspare come se le stesse mancando il respiro. La colpii sul viso e sui capelli, sul grembiule, sul collo; rivoli di sborra le colavano nella scollatura e qualche schizzo la sorvolò addirittura andando a spiaccicarsi sulla parete dietro di lei. Dopo la prima, lunghissima, serie di bordate, ci furono due o tre secondi di pausa e lei credette che avessi terminato; invece partì la seconda raffica, meno violenta ma non meno abbondante della prima; altri schizzi, otto, dieci, non li contai ma furono davvero tanti, la investirono nuovamente lasciandola ridotta a uno schifo, una maschera di sperma che le colava dappertutto. Quando, finalmente, mi arrestai c’era sborra dappertutto, su di lei, per terra, contro il muro, contro la cassapanca, sullo sgabello. Tirando un lungo respiro quasi a riprendere fiato, si ripulì gli occhi col dorso della mano. Mioddio, che sborrata! – esclamò infine. – Che sborrata!! – ripetè per due o tre volte di seguito, ripulendosi alla meglio il viso – non avevo mai visto niente di simile. Chi andava a immaginare che il mio ragazzo avesse una tale potenza di cazzo! Dovevi vederti – aggiunse – buttavi come un cavallo. Con quel tubo tra le mani sembrava che tu mi volessi annaffiare. E mi hai annaffiata! Accidenti se mi hai annaffiata!! Al punto in cui siamo arrivati – concluse – non ti scandalizzerai di certo se adesso mi tiro un ditale. Mi hai fatto eccitare parecchio, ragazzo mio, e se non mi faccio subito una bella goduta mi sento male. Detto, fatto; si infila le mani sotto il grembiulino tutto sporco di sborra e inizia a sditalinarsi furiosamente la passera. Solleva il grembiule e fammi guardare – le dico – niente, niente mi scappa di tirarmi ancora una sega. Ancora? – fa lei – non ci posso credere.Comunque si siede a gambe larghe sullo sgabellino, si solleva il grembiule e mi fa vedere come se la sgrilletta. Ha un bel figone contornato di poca peluria nera che lascia scoperte le labbra rosse, gonfie e umide. Il grilletto è bello sporgente e il suo dito corre veloce a titillarlo. Ansima come una cagna e mi dice un sacco di sconcezze. Ti è piaciuto metterlo in culo a mamma? Eccome. E sborrarle in faccia? Un casino. Raccontami di quando ti fai le seghe con la mia biancheria sporca e pensando a me. Bè, cosa vuoi, quando sono arrapato vado in bagno e raccolgo dal cesto della biancheria le tue mutandine usate. Odorano ancora della tua figa e del tuo culo e le annuso a lungo; poi me le avvolgo attorno al cazzo e inizio a segarmi pensando al tuo corpo, al tuo culo, alle tue poppe. Poi ci sborro dentro. Tutto qui. E ti fai sempre delle sborrate come quella che mi hai sparato addosso? Così no, però sborro sempre un casino. Ahhh, ahhh, sto godendo, dio come sto godendo!!! Guardami, guarda la mamma come gode. Aveva la figa fradicia e la sua mano faceva rumore mentre se la sbatteva per venire. Io ce l’avevo di nuovo duro e cominciai a segarmi davanti al suo viso. Mi vuoi sborrare di nuovo in faccia? – mi chiese mentre godeva per la seconda volta. Stavolta, però, ti faccio godere io, con le mie mani. No, stavolta mi fai godere col tuo culo. Va bene, caro, come vuoi. La feci rialzare dallo sgabello e la trascinai in camera mia. Senza tanti complimenti escort tuzla mi feci ciucciare la cappella fin quasi a svenire dal godimento, poi la feci inginocchiare sul letto e le diedi un’altra leccata al culo. Infine le montai in groppa e la inculai di brutto. In piedi sul letto m’infiali dentro di lei fino ai coglioni e iniziai a pomparla. Nella foga le diedi qualche schiaffo in faccia e, visto che lei non si lamentava la picchiai anche sulla schiena e sulle cosce. Nel tentativo di montarla meglio mi alzai quasi in piedi cercando d’infilarle in culo anche le palle. Aggrappato alle sue orecchie sentivo la goduta risalire dai lombi, traversarmi i coglioni e fluire dentro di me. Le stavo facendo male e si lamentava, ma la cosa mi arrapava ancor di più. Sborrai finalmente nei suoi sfinteri scaricandole in corpo una quantità impressionante di sperma, mentre lei si tirava il terzo ditale della giornata. Sei proprio un bastardo – mi disse mentre ritiravo il cazzo ancora gocciolante dal suo culo. Però mi hai fatto godere. La vidi correre al bagno e la seguii mentre, seduta sulla tazza, si svuotava gli sfinteri. Sei peggio di un clistere – mi urlò mentre si scaricava rumorosamente. Non so che mi prese, ma a vederla così, seduta sul cesso con quel grembiulino ancora tutto sporco della mia sborra, mi venne voglia di farmela di nuovo. Mamma, io me ne farei un’altra. Mioddio, ma sei davvero insaziabile! Aspetta almeno che mi faccia un bidet. D’accordo, però sbrigati. Ti aspetto in camera miaInvece del bidet fece la doccia, perché arrivò tutta profumata con indosso una camicia da notte lunga di seta bianca e ai piedi dei sandaletti dorati che le donavano un casino. So che ti piacciono – mi disse indicandoli – mi accorgo come mi guardi quando li indosso.Aveva ragione. Quando la vedevo con quella camicia da notte e quei sandaletti fremevo di desiderio e dovevo correre a spararmi una sega. Stavolta, invece, non me la sarei sparata. Mi avrebbe fatto godere lei. Per prima cosa mi fece stendere sul letto, poi mi spogliò completamente e mi leccò tutto, dalla testa ai piedi. Mi leccò il cazzo, la cappella, le palle e il culo. Poi fu il mio turno di leccarla tutta, senza spogliarla però, semplicemente sollevandole la camicia da notte e infilandoci la testa sotto. Mi feci una bella leccata di figa, di culo e di poppe. Le leccai i piedini deliziosi e fui quasi per godere quando mi chiese di ciucciarglieli senza sfilarsi i sandaletti. La picchiai anche un po’, naturalmente senza farle male. La presi a schiaffi mentre lei mi ciucciava la testa del cazzo e le diedi un po’ di botte sul corpo mentre mi leccava i piedi. La misi a pecorina, le sollevai la camicia da notte sulla schiena e, ingroppato sopra di lei, passai il quarto d’ora più bello della mia vita passando in continuazione col cazzo dalla topa al culo, infilandomi e sfilandomi a ripetizione. Quando stai per sborrare – mi avvertì – sfilati dalla figa. Può essere pericoloso. Non vorrei certo rimanere incinta di mio figlio. Non ti preoccupare – le risposi – voglio sborrarti in faccia e sulle poppe. Quando mi sfilai e la feci voltare ero esausto. Lei sfilò le poppe dalla camicia da notte perchè potessi inondargliele e s’imboccò la cappella per darmi il colpo di grazia. Gliela feci in faccia e sulle poppe, come promesso, ma non fu come le sborrate precedenti. Versai meno roba e invece di schizzare il mio cazzo colava come un rubinetto mal chiuso. Lei ne fu comunque soddisfatta, perché quando mi accasciai sfinito sul letto la vidi che raccoglieva la mia sborra con le dita e se la mangiava mentre si tirava il suo quarto ditale. Facemmo appena in tempo a lavarci e a ricomporci che rientrò mio padre. Quella notte li sentii parlottare e ridacchiare in continuazione. Poi li sentii trombare con una passione mai udita prima. Che lei gli avesse raccontato di me?

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